centroevoluzioni

Handicap


handicapIl figlio portatore di handicap possiede, al di là delle menomazioni su base organica, un potenziale da “sbloccare”. Una rilevazione sensibile non solo dei limiti ma anche delle risorse, è fondamentale per utilizzare strategicamente tutte le forze a disposizione al fine di risolvere problemi o di raggiungere obiettivi.

Ritardo mentale

La caratteristica fondamentale del Ritardo Mentale è un funzionamento intellettivo generale sensibilmente inferiore alla norma accompagnato da limitazioni nel funzionamento adattivo (comportamenti, comunicazione, attività della vita quotidiana) Il funzionamento intellettivo generale è definito dal quoziente di intelligenza (QI) ottenuto tramite la valutazione con test di intelligenza standardizzati somministrati individualmente (per es., la Scala di Intelligenza Wechsler per i Bambini - Edizione Aggiornata, la Stanford Binet, la Batteria di Valutazione di Kaufman per i Bambini). Il funzionamento adattivo fa riferimento al livello con cui i soggetti sono in grado di far fronte alle esigenze comuni della vita quotidiana rispetto gli standards di indipendenza personale e di responsabilità sociale propri dell’età. Il Ritardo Mentale ha molte diverse eziologie e può essere visto come la via finale comune di vari processi patologici che agiscono sul funzionamento del sistema nervoso centrale. Perciò, mentre il QI cognitivo tende a rimanere un attributo stabile, i problemi di adattamento (comportamento, autonomia personale, comunicazione ed interazione sociale) sono suscettibili di miglioramento con strategie di riabilitazione psicologica.

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Problemi psicologici nella situazione di handicap

Essere portatori di handicap purtroppo non rende i figli immuni dallo sviluppare sintomi psicologici. Anzi. La vita quotidiana, la scuola, le relazioni sociali recano con sé ostacoli che possono scatenare nel figlio portatore di handicap complicati disturbi emotivi e comportamentali che si sovrappongono alla condizione di base, gravandola. Lavorare strategicamente con le difficoltà pratiche, mentali ed emotive associate alla situazione di handicap è possibile. Ciò attraverso una riabilitazione psicologica “indiretta” operata per mezzo dei genitori - o di chi ne fa le veci – i quali vengono guidati a gestire la situazione, lì dove si presenta, attraverso nuovi repertori di azione, comunicazione e relazione col proprio figlio. In termini pratici, il genitore viene da subito eletto come co-terapeuta e di qui viene guidato a facilitare il figlio nel percorso quotidiano di superamento del problema.

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Attivazione e sviluppo delle risorse

“Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare e la saggezza di distinguere tra le une e le altre.” Questo passo di Kurt Vonnegut rende bene l’idea del lavoro condotto con i genitori del figlio portatore di handicap mirato all’attivazione e allo sviluppo delle sue risorse. Al di là dei limiti fondati su base organica, è infatti riscontrabile nel figlio portatore di handicap un potenziale da “sbloccare”. Capacità, autonomia, integrazione sociale… lì dove non arrivano gli incoraggiamenti e le spiegazioni, riescono ad arrivare le “strategie” orientate al raggiungimento degli obiettivi predefiniti e all’aggiramento delle resistenze.

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Percorsi formativi

Accade spesso nel percorso scolastico dei portatori di handicap che, nonostante il sostegno scolastico, non si riescano a raggiungere le competenze minime stabilite. In questi casi occorre creare percorsi formativi specifici, ritagliati “su misura”, tenendo conto sia delle specifiche tipologie di applicazione mentale (scritto o orale, materie logico-matematiche o umanistiche, svolgimento di esercizi o composizione libera…) che degli aspetti emotivo-caratteriali.

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Consulenza per i diritti dei disabili

Sostegno scolastico,
Diagnosi funzionale,
Legge 104,
Legge 162,
Legge 68 e
Liste speciali di collocamento.

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