
La Terapia Strategica è un modello di psicoterapia orientato a “risolvere” il problema.
L’esperienza clinica dimostra che per analizzare i termini di un problema e giungere alla sua soluzione quel che conta è cogliere “come funziona” anziché “perché esiste”; ciò distingue tale approccio dalle convenzionali forme di psicoterapia, facendone il trattamento d’elezione per gran parte delle problematiche umane.
In pratica, affrontare un problema partendo dal chiarimento delle sue origini nel passato è importante ma non sufficiente ai fini della costruzione delle soluzioni, le quali – piuttosto - vanno costruite strategicamente sulle specifiche caratteristiche del problema da risolvere e sugli obiettivi prefissati.
In linea con tali principi, i metodi di psicoterapia breve strategica applicati ai problemi dell’età evolutiva fanno leva sui "meccanismi" sottostanti allo specifico problema, poiché solo così è possibile interrompere i circoli viziosi che interferiscono sul sano sviluppo della mente.
In tal modo, la psicoterapia rivolta all’infanzia non prevede un percorso di ipotetiche teorie, ma un intervento tecnico, basato su indicazioni pratiche “mirate” e “concrete”.
La “Psicoterapia Breve Strategica” affonda la sua tradizione nel lavoro del Mental Research Institute di Palo Alto, nell'opera del maestro Milton Erickson e di studiosi quali Gregory Bateson e Paul Watzlawick. L’attuale sviluppo del modello si ha proprio in Italia, con l’opera del professor Giorgio Nardone il quale ha messo a punto, attraverso una rigorosa metodologia empirico-sperimentale, specifici protocolli di trattamento per specifici disturbi, ideando così gli strumenti per operare su gran parte delle problematiche e delle sofferenze umane.
In ambito relazionale, comunicativo ed educativo questo modello si è rivelato altamente efficace. Infatti, lo studio dei distinti meccanismi umani che agiscono nel mantenimento del problema ha consentito di mettere a punto tecniche sempre più affinate per complicati problemi nell’individuo, nella coppia, nella famiglia, nei gruppi.
Nel trattamento dei disturbi del comportamento infantile, ad esempio, la percentuale di casi risolti, anche senza l’intervento diretto sul bambino, raggiunge circa il 78%.
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